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Quarantotto anni fa moriva Gigi Meroni, la Farfalla granata

Messaggiodi luca100 giovedì 15 ottobre 2015, 7:59

15 ottobre 2015
Quarantotto anni fa moriva Gigi Meroni, la Farfalla granata

francesco manassero


Quarantotto anni fa moriva Gigi Meroni, il più grande talento granata del dopo Superga. Uno che in quegli anni aveva mezza Italia che l’adorava e l’altra metà che lo detestava. Era l’anticamera del ’68 e non tutti capivano quel ragazzo con i baffi e i capelli lunghi, che custodiva un amore proibito, amava le belle macchine e andava in giro con una gallina al guinzaglio. Anticonformista ma sempre rispettoso degli altri, viveva in una mansarda in piazza Vittorio Veneto, aveva l’hobby della pittura e delle scrittura e si fingeva giornalista per chiedere in strada cosa ne pensasse la gente di lui.

Quando giocava a calcio però metteva tutti d’accordo, Meroni. Che trattava il pallone come pochi e gli avversari allo stesso modo: beffati con i suoi dribbling da funambolo e dai gol impossibili. Pareva un brasiliano, ma era nato a Como e aveva giocato due anni nel Genoa prima di passare a 21 anni al Toro. In tre anni si era costruito le basi per una grandissima carriera: era l’idolo dei tifosi granata che lo soprannominarono “7 bello”, ma anche il sogno proibito della Juventus, che aveva offerto mezzo miliardo per averlo.

Morì la sera del 15 ottobre 1967, era domenica. Il Toro aveva appena battuto la Sampdoria al Comunale per 4-2. Meroni, che nel frattempo aveva cambiato casa, era uscito con il compagno di squadra Fabrizio Poletti per andare a prendere un gelato. Ma andò incontro a un destino tragico e beffardo, tranciato in corso Re Umberto nel centro di Torino da una macchina impazzita guidata da un diciannovenne neo-patentato: era un suo grande tifoso, quell’Attilio Romero diventato molti anni dopo presidente del club. La settimana dopo, il Toro inflisse alla Juve la peggior sconfitta in un derby (4-0) e il suo grande amico Nestor Combin fu protagonista della sfida con una tripletta. Il quarto centro lo realizzò Alberto Carelli, a cui quel giorno toccò proprio la numero 7 di Meroni.

Dal 2007, in corso Re Umberto davanti al numero civico 46, c’è un cippo che ricorda la “Farfalla granata”. Un luogo diventato un punto di riferimento anche per il club di Urbano Cairo, che ogni anno onora il suo campione con una piccola e informale cerimonia.

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Re: Quarantotto anni fa moriva Gigi Meroni, la Farfalla granata

Messaggiodi luca100 venerdì 16 ottobre 2015, 7:46

Il ricordo di Gigi Meroni: il rivoluzionario che piaceva a De Andrè
15.10.2015 22:58 di Redazione TMW articolo letto 5095 volte
Fonte: Alessandro Legnazzi per pianetagenoa1893.net
Il ricordo di Gigi Meroni: il rivoluzionario che piaceva a De Andrè
Non è mai esistito nel nostro calcio un personaggio più rivoluzionario di Gigi Meroni. Per l'Italia bigotta del tempo un personaggio, vezzeggiativo della parola "persona", da guardare con disprezzo per quella barba incolta, quei capelli lunghi; per altri un uomo che il destino ha posto in un'epoca sbagliata. Meroni era diverso, usciva dal gregge, dai buon costumi del salotto per sottolineare quanto gli uomini degli Anni '60 fossero omologati e privi di una loro libertà di scelta. Molto di più di un semplice calciatore, un capobranco, un leader istrionico. Chi pensa che Meroni sia stato il più grande talento inespresso prodotto dalla nostra scuola calcio ha indubbiamente ragione. Gigi era un'ala cui non importava segnare perché la sua vita in campo era il dribbling, schernire l'avversario pettinando il pallone e scappandogli via di lato, e mettere i compagni di squadra nella migliore condizione per calciare. Chissà quanti successi personali avrebbe conquistato questo "quinto Beatle" prestato al football. Fabrizio De André era pazzo di lui, era il suo giocatore preferito nonostante abbia militato nel Genoa solo due stagioni (42 presenze e sette gol). La storia di Meroni, probabilmente, ha come colonna sonora "Canzone per un'amica" di Francesco Guccini, brano scritto nel 1967, l'anno in cui la Farfalla granata ha smesso di volare. "Non lo sapevi che c'era la morte, quando si è giovani è strano".
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Re: Quarantotto anni fa moriva Gigi Meroni, la Farfalla granata

Messaggiodi luca100 giovedì 25 febbraio 2016, 16:32

Un ricordo di Meroni: buon compleanno Gigi!
25 febbraio 2016 genoanews1893 0 Comment

Meroni – Chi sarebbe diventato quel ragazzo con i capelli per l’epoca lunghi e la barba, che correva quasi danzando, i calzettoni abbassati ed il pallone incollato ai piedi?
Già, chi sarebbe diventato, lui nato il 24 febbraio 1943, in quel di Como, sulle rive del Lario in un freddo inverno di guerra; chissà se gli avrebbero dedicato poesie, canzoni, libri, trasmissioni e financo uno sceneggiato televisivo, se la sua vita non si fosse fermata in una grigia sera di ottobre, nel mezzo di uno dei corsi più belli di Torino!
Lui era, anzi è, Luigi Meroni, calciatore che amava in campo e fuori vivere la propria vita in libertà; estroso in campo, stravagante fuori, con un amore che nell’Italia bacchettona e falsamente moralista veniva additato alla pubblica accusa, dato che la sua “lei”, Cristiana, era sposata.
Luigino, Gigi, a Torino persino “Calimero”, tanti erano i modi in cui veniva chiamato Meroni, che fin da ragazzino, all’oratorio o nel cortiletto di casa, era tutto pallone e dribbling, l’andatura sinuosa, una finta e via non lo vedevi più, non lo prendevi più…

Il calcio era divertimento, anche quando esordisce nel Como e si fa notare subito, lui così piccolo e minuto eppure così tenace e tosto, difficile da prendere e fermare; Gigi è davvero bravo ed il Genoa, nel novembre del 1962, non se lo lascia scappare.

Diventa in fretta l’idolo del Ferraris, il Meroni da Como, perché come fai a non esaltarti nel vederlo giocare, correre, dribblare; assist e qualche gol, pochi per la verità, ma lui ama mandare in rete i compagni, ama la giocata spettacolare!
La GenoMeroniva rossoblù lo ama e scoppia il putiferio in città quando il Torino si presenta con 300 milioni dal Presidente Berrino e questi decide di cedere Gigi.
Il resto è storia granata, storia di un amore immediato e viscerale, perché sia granata o rossoblù, il cuore batte sportivamente in maniera identica e Meroni i cuori sa farli battere eccome.
A Torino Gigi cresce ancora, nella bravura come nella fama, ma porta i capelli lunghi, gira in Balilla, passeggia con una gallina al guinzaglio e poi …. Passino le stravaganze, ma convivere con una donna sposata!!!!!!!

Non si perdona nulla a Gigi, la stampa sportiva quando va bene lo ignora e non perde occasione di farne un capro espiatorio, come dopo la ridicola figura contro la Corea, al Mondiale inglese del ’66, quando insieme all’allenatore Fabbri è costretto ad uscire di nascosto dall’aeroporto, lui che contro i coreani manco aveva giocato!!!

Strano mondo quello calcistico, dove quello “strano” viene definito Gigi, dove ci sono giornalisti che fanno e disfano al pari dei procuratori oggi, che con la penna determinano fortune o stroncano carriere di uno sport dove il giudice dovrebbe essere il campo e non la penna.
A Torino però i tifosi granata se ne fregano di cosa scrivono Brera e compagni e quando Pianelli cede Meroni alla odiata nemica bianconera succede il caos; la città è messa sottosopra ed il Presidente granata costretto a ritornare sui suoi passi.

Evidentemente ognuno ha la propria strada segnata, una storia scritta che per Luigi Meroni detto Gigi termina su uno dei bei corsi alberati di Torino, in una grigia serata d’autunno, quando uno stridore di freni segna la fine di un ragazzo, di un calciatore ancora oggi nel cuore di chi lo ha conosciuto, di chi l’ha visto giocare con il pallone incollato al piede, i calzettoni alle caviglie e la leggerezza di una splendida farfalla.

Maurizio Vigliani
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