Il Forum per chi è Grifone dentro

Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 mercoledì 13 settembre 2017, 20:34

Due anni fa mi è capitato di veder giocare il Crotone di Juric (anche contro il Milan) e la squadra mi aveva fatto una buona impressione.
Ad oggi quel tipo di gioco (a parte alcune volte nel girone di andata dello scorso campionato) lo devo ancora vedere.
Detto ciò tu sei libero di apprezzare Juric tanto quanto io lo sono di averne le scatole piene.
Poi se da domenica comincerà a portarmi gioco e risultati sarò felice di chiedere scusa.
In fondo a me basta poco.
: Thumbup :
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi skyid_1564697 giovedì 14 settembre 2017, 0:09

luca100 ha scritto:Due anni fa mi è capitato di veder giocare il Crotone di Juric (anche contro il Milan) e la squadra mi aveva fatto una buona impressione.
Ad oggi quel tipo di gioco (a parte alcune volte nel girone di andata dello scorso campionato) lo devo ancora vedere.
Detto ciò tu sei libero di apprezzare Juric tanto quanto io lo sono di averne le scatole piene.
Poi se da domenica comincerà a portarmi gioco e risultati sarò felice di chiedere scusa.
In fondo a me basta poco.
: Thumbup :

Riguardo al fatto che tu possa o meno averne le scatole piene,L' ho scritto chiaramente nel post prima :

" Guarda...puoi pensarla come vuoi,puoi tranquillamente pensare e dubitare sul panettone che non mangiera Juric"

Quindi non venirmi a fare notare che io la posso pensare in una maniera e tu in un altra,dato che L' ho precisato subito.
Io dico solo una cosa che ne ho i ballons strapieni di tuttologi,massmediologi e TIFOSI ANCHE ,che alla terza di Campionato e con un gioco nuovo che cerca di assemblare,incominciano già a strompere con le critiche : Ciao :
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 giovedì 14 settembre 2017, 14:51

skyid_1564697 ha scritto:
luca100 ha scritto:Due anni fa mi è capitato di veder giocare il Crotone di Juric (anche contro il Milan) e la squadra mi aveva fatto una buona impressione.
Ad oggi quel tipo di gioco (a parte alcune volte nel girone di andata dello scorso campionato) lo devo ancora vedere.
Detto ciò tu sei libero di apprezzare Juric tanto quanto io lo sono di averne le scatole piene.
Poi se da domenica comincerà a portarmi gioco e risultati sarò felice di chiedere scusa.
In fondo a me basta poco.
: Thumbup :

Riguardo al fatto che tu possa o meno averne le scatole piene,L' ho scritto chiaramente nel post prima :

" Guarda...puoi pensarla come vuoi,puoi tranquillamente pensare e dubitare sul panettone che non mangiera Juric"

Quindi non venirmi a fare notare che io la posso pensare in una maniera e tu in un altra,dato che L' ho precisato subito.
Io dico solo una cosa che ne ho i ballons strapieni di tuttologi,massmediologi e TIFOSI ANCHE ,che alla terza di Campionato e con un gioco nuovo che cerca di assemblare,incominciano già a strompere con le critiche : Ciao :


Massimo rispetto per la tua opinione come so che tu ne hai della mia!
: Thumbup :
Però dopo più di un anno che Juric è qui, con giocatori che sono rimasti dalla scorsa stagione( Perin, Biraschi, Gentiletti, Lazovic, Laxalt, Veloso, Tarabat, Pandev, e altri ancora) dire che sta ancora assemblando il gioco un tantino mi preoccupa.....

: Ciao :
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 giovedì 14 settembre 2017, 15:53

Flash news dal Pio: Pandev ancora a parte, rossoblu in palestra già di prima mattina
Di
Lino Marmorato - Redazione -
14 Set 2017 10:54

Già alle 9,45 ci sono calciatori in uscita dalla palestra, tra cui Gentiletti, Galabinov e Laxalt. Il lavoro in casa Genoa inizia veramente di prima mattina sotto gli occhi di otto persone, di cui quattro giornalisti.

Sono 28 i calciatori a disposizione. Ancora assente Pandev sul terreno di gioco, fermato da un affaticamento che si protrae nel tempo. Bertolacci in palestra. Maggiori aggiornamenti nel consueto appuntamento serale.
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 lunedì 18 settembre 2017, 18:24

Genoa: Supermercato del gol, Outlet del gioco
Di
Lino Marmorato -
18 Set 2017 12:05
Foto TanoPress

Supermercato Genoa: tre le reti confezionate dai rossoblu alla Lazio. Outlet del gioco: per 30’ nel primo tempo. La differenza nel calcio non la fa il modulo, che per troppi allenatori è l’unico parametro su cui lavorare, ma il modo in cui i calciatori lo interpretano. I primi 30’ del Genoa contro la Lazio non sono stati compresi dai calciatori rossoblu.

Juric deve rendersi conto in questo momento, con i difensori che si ritrova, non può giocare a tre (sono lenti) e a quattro nel cuore del gioco. Può succedere solo alcune volte: in tanti altri casi è impossibile, come ieri sera al “Ferraris”. L’errore è un cuscino morbido, a modo e a verso, come può esserlo la verità, e il Vecchio Balordo, a meno che non risolva tutto il ritorno di Izzo, non può dormire sonni placidi.

Alla consegna delle formazioni, con fuori Lazovic e dentro Rosi, in molti si era pensato ad un cambio di modulo, un 4-2-3-1 mobile davanti e bloccato dietro sfruttando la forza e la fisicità dei tre difensori nel bloccare Immobile e le percussioni di Milinkovic-Savic e Luis Alberto. Subito tutto a rotoli perché davanti erano poco mobili e dietro soffrivano maledettamente in velocità ad uscire dall’area, in particolare per prendere Luis Alberto, che agiva da mediano, mezzala, trequartista. Uscivano Rossettini o Spolli e si apriva una voragine in cui gli inserimenti degli altri centrocampisti biancocelesti buttavano all’aria specialmente la fase difensiva, coi difensori rimasti che soffrivano i tagli di Immobile e gli inserimenti sulla corsie laterali di Lulic e Basta.

Trenta minuti di attacco a Fort Genoa sotto la Nord, con un Grifone immobile senza le piume al vento contro, il tutto con una Lazio al contrario dinamica e riversata nella metà campo genoana che ha lasciato senza parole e fischi i più di 18000 genoani accorsi al Ferraris.

Attenzione: pur dominando, per andare in gol la Lazio ha dovuto aspettare il supermercato Genoa. Punizione gratuita di Spolli battuta da Milinkovic dai 25 metri, Perin con una barriera di 10 persone davanti tra genoani e laziali vede il pallone quando supera la barriera, fa un miracolo attaccato al palo alla sua destra e sbaglia tentando di bloccare il pallone e di portarlo al petto invece di buttarlo in corner. La sfera gli scivola in avanti e come a Udine, in occasione del gol, tre giocatori laziali, come i friulani, davanti al Capitano a fare il tapin confermando un Grifone immobile. Il capitano rossoblu si guadagna ad ogni modo un’ampia sufficienza parando miracolosamente su Caicedo nel secondo tempo con un riflesso e un istinto notevoli che tengono in partita il Genoa.

Altri 15’ di patimento e Juric decideva di ritornare al passato, rimandando Centurion non solo in panchina, il fiore all’occhiello della campagna acquisti genoana. Entra Pellegri, il Genoa ritorna al 3-4-3 imparato dal 13 luglio scorso e qualcosa migliora. Il bomber genoano prima di fare gol aveva iniziato subito una lotta corpo a corpo e a muso duro con i difensori laziali, fino a quel momento mediani aggiunti alla manovra di Inzaghi. Non è causale l’ammonizione di De Vrij pochi minuti dopo il fischio d’inizio della ripresa propiziata da Pellegri, che atterrato farà ammonire il difensore olandese.

Nell’intervallo le domande erano due. La prima quale era la squadra che aveva giocato in Europa League giovedì sera tra Genoa e Lazio, considerato che i capitolini erano stati padroni non solo del gioco ma pure dei gol mancati e di tutti i secondi palloni. La seconda, se visto l’esiguo vantaggio laziale potesse essere scattata nel secondo tempo, sotto la Nord e dentro lo spogliatoio nell’intervallo, una scintilla che permettesse di portare un arrembaggio con la speranza che gli avversari fossero presi anche da stanchezza europea.

Il Genoa tutto cuore si riprendeva, Veloso tornava a fare il play, Laxalt a macinare sulla corsia di sinistra, Cofie anche se non preciso nell’impostazione era efficace nell’interdizione. Il sistema di gioco ibrido del Pirata dava segni di risveglio, Zukanovic il migliore di quelli che hanno debuttato si sganciava a si sovrapponeva e creava assist-gol per il baby Pellegri.

Lo speaker del Ferraris urlava “Pietro” tre volte e tutto il Ferraris rispondeva emozionato con il padre seduto in panchina il cognome “Pellegri”: un giovane, genoano dalla nascita, che salvava il Vecchio Balordo. Un’altra favola per la storia genoana.

Genoa sempre più coraggioso, Nord che ruggiva, Inzaghi che sbagliava facendo uscire De Vrij infortunato – e ammonito – e spostava Luca Leiva nei tre centrali difesa. E finalmente si vedeva un genoano veloce (Pellegri) contro un laziale lento. Operazione che abbassava Luis Alberto in mediana e alzava il baricentro del Genoa.

Operazione che Juric accettava come un segno del destino facendo un altro cambio, non capito, togliendo Cofie e buttando dentro Brlek. Il croato faceva fare un passo da gambero al Grifone. Non è a suo agio giocare da mediano, quando ha fatto perdere le notti a Preziosi e Donatelli non giocava in un centrocampo a due. Lo diventerà: anche Platini ci aveva messo un anno prima di far vedere di che pasta era fatto.

Brlek protagonista nel secondo Supermercato del gol: Perin non ritarda la ripresa del gioco con Spolli fuori per incidente, Genoa in 10 mal piazzato, il croato si fa saltare da Lukaku come un birillo confermando le poche doti da incontrista e Immobile fulmina Perin da due passi. Immobile fomentava la Sud invitandola al silenzio, il VAR non riscontrava nulla neanche per un’ammonizione. Incidente di Spolli che manda all’aria il cambio di Juric, come ad Udine quando si fece male Biraschi. Pronto ad entrare Omeonga già alle prese con la lavagna del Professor Corradi: dentro invece Gentiletti.

Ci pensa nuovamente Pellegri a far salire la pressione al Tempio con un gran gol da campione in scivolata, più bello di quello fatto alla Roma lo scorso anno all’esordio in serie A. Ferraris impazzito in tutti i settori Zukanovic dopo alcuni minuti buca la difesa avversaria ma Strakosha fa un miracolo. Poco dopo ci pensa Gentiletti a completare il Supermercato del gol rossoblu con un errore lapalissiano e mortale di transizione, col pallone servito in orizzontale davanti all’area genoana.

Ricci difficile da giudicare nel primo tempo. Nel secondo qualche taglio in più centralmente in profondità (servito una sola volta) e ritorno al passato pitagorico con marcamento tentato nei confronti di un mediano laziale. Esiste un castigo nella lunga storia delle pedate del Vecchio Balordo. La punizione si è messa all’opera quando tutti speravano di averla fatta franca.

Il Genoa perde, la Lazio è “tanta roba” come dice Juric e il Grifone, invece, troppo poco, soprattutto se gioca solamente 50′ a gara. Troppo poco, anche perché arriva un altro record per il Vecchio Balordo: la 17ma sconfitta nell’anno 2017.

Mercoledì arriva il Chievo: guai a illudersi che sia la squadra più vecchia del campionato.
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 martedì 19 settembre 2017, 18:22

Campionato al deretano
Di
Lino Marmorato -
19 Set 2017 11:21
Foto TanoPress

Sky al termine della quarta giornata di campionato ha lanciato un sondaggio per festeggiare dopo 57 anni Juventus, Napoli e Inter in testa alla classifica chiedendosi: chi vincerà il campionato?

Non c’era l’opzione deretano considerato che almeno due (Juventus e Inter) ne hanno usufruito in pieno per fare i risultati. Sarà il campionato dei giovani? Dipenderà dai risultati.

Per l’ennesima volta il calcio conferma che a vincere le partite sono i singoli calciatori: l’icona attualmente è Dybala.

Dopo quattro giornate di campionato con largo anticipo si fa largo l’idea che il campionato a 20 squadre debba andare in pensione vista la voragine che c’è tra la testa e il fondo della classifica, non solo come punti ma per gol incassati e realizzati. Tutto questo scompenso si riflette non solo per quelle in testa ma anche sulla Roma, che si è sbarazzata del Verona con l’acquazzone. In Champions però le italiane hanno portato a casa solamente un punto su 9.

La Juve e l’Inter hanno problemi e se la Signora deve fare un altarino allo Juventus Stadium per la e per la pochezza del Sassuolo, l’Inter invece deve ringraziare la fortuna contro un Crotone che spreca il possibile e l’impossibile. Tutti si consolano che la peggior Inter della stagione appena iniziata abbia sconfitto il Kroton con tenacia.

Dietro i tre tenori, il Milan batte l’Udinese, soffre e Kalinic si prende il Diavolo con una doppietta all’esordio a S. Siro. I friulani hanno spaventato Montella che alla fine ha detto: “le batoste servono”. Del Neri ha aiutato Montella, facendo almeno 5 cambi di sistema di gioco.

Tanti gol alla quarta giornata di campionato che dimostrano che per tante squadre non è questione di modulo o identità. Diciamo politicamente che non ci stanno nei calciatori schierati: i sei gol del Napoli al Benevento e i tre al Verona da parte di una Roma incerottata negli schemi ne sono la dimostrazione.

Alt però a gridare che Verona e Benevento sono spacciate: ricordarsi del miracolo Crotone dello scorso anno.

Se davanti nella parte sinistra della classifica fanno gol a catinelle, nella parte destra fare gol è come scalare il Cervino a piedi nudi.

La sorpresa della 4° giornata è la sconfitta casalinga della Spal contro il Cagliari. Colpo da Pirati degli isolani contro la Spal improvvisamente in apnea dopo le prime tre giornate. Ora tutto non è più semplici, se non metterà in linea Paloschi e Borriello che si pestano i piedi.

La Fiorentina di Poli è una coop di realizzatori, il Bologna di Donadoni sconfitto si consola con il ritorno al gol dopo un anno di Palacio.

Torino-Samp giusto pareggio al festival degli errori. Samp ferma tre settimane ma non sulle gambe. Lombardo non da ex Samp prende cinquemila euro di multa dal giudice sportivo per aver insultato un assistente.

La Lazio se dura darà fastidio. Juric e il Genoa sono in attesa di costruire la loro identità ma devono limitarsi a giocare sui punti di forza degli avversari e fare un trasfusione di sangue da Pellegri a qualchedun altro. Anche Seedorf presente al Ferraris con il sorriso ha detto: “anche in Italia ci sono giocatori di 16 anni pronti a giocare?”.

Nel campionato il gioco latita comunque anche nella parte sinistra della classifica. Solo Sarri è indenne ma deve capire non può fare turnover e lasciare fuori Mertens.

Sarà il campionato dei veri bomber nell’anno dei mondiali, sempre scatenati. Manca all’appello solo Higuain, ma arriverà.

VAR SPORT: se arbitrano Orsato, Rocchi, Tagliavento è chiusa. Se invece sono loro i VAR apertissima. E’ una vecchia legge dell’AIA e dell’arbitraggio. Chi è in cima alla Piramide non verrà mai messo in discussione dagli assistenti e dai Robot.

In Germania un ragazzino di 12 anni segna raffica nell’Under 17, già 8 reti realizzate su 12 nel Borussia D. Si chiama Moukoko il padre camerunense lo ha registrato presso il Consolato tedesco nato 20 novembre 2004 ma nessuno ci crede, compagni e avversari, vista la fisicità del ragazzino. Moukoko sulla strada di Weah, Eto’o, Taribo West sui quali nessuno seppe mai la verità sull’età. A Milano stesso caso per Kessiè, tutto insabbiato l’esame del Dna al passaggio tra Atalanta e Milan.

R.I.P. Eugenio Bersellini .
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 mercoledì 20 settembre 2017, 12:43

Genoa, sveglia!


Di Lino Marmorato -
20 Set 2017 10:48



Foto TanoPress

Sveglia Genoa!

Dopo le tre sconfitte consecutive e la falsa partenza serve battere il Chievo.
Dopo le ultime due partite giocate lontano da un rendimento accettabile, partite che sono costate sconfitte con avversari che si potevano affrontare con semplicità e grinta come dimostrato in corso di secondi tempi, i rossoblu sono chiamati a dare una risposta importante questa sera al “Ferraris” contro la squadra più ostica del campionato, la cui prerogativa è non far giocare gli avversari e colpirli di rimessa.

Vietato voltarsi indietro e piangersi addosso anche sulla sfiga. Sfiga che è tanta visti gli infortuni che hanno anche inficiato i cambi di Juric in momenti importanti, sia da Udine che contro la Lazio. Dimenticare anche voli pindarici su modulo d’attacco mobile e puntando ancor di più sul concetto di squadra.

Rientra Bertolacci dalla squalifica e sarebbe meglio non utilizzarlo nei due mediani contro un altro centrocampo muscolare. La rivoluzione di 30 minuti di domenica sera non è piaciuta neanche a Juric che già alla vigilia aveva annunciato i protagonisti non al massimo.

Strano che il croato dopo aver lavorato dal 13 luglio in una particolare strategia, sempre con Galabinov al centro dell’attacco, considerato Lapadula KO, abbia pensato di rigirare in una gara importante, contro una squadra in forma, qualcosa di diverso, subito tradito.

Juric disegnerà sempre il suo iniziale credo 3-4-3 ibrido variando dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1, questo a seconda di come si muove la catena di destra e di come si svolga l’accentrarsi dell’esterno destro del tridente pronto ad agire da trequartista.

Occorrono tre punti contro i clivensi per scacciare polemiche, recriminazioni, rasserenare l’ambiente che sta vivendo i travagli del passaggio di proprietà. A Pegli dicono che non hanno subìto distrazioni di sorta ma le prestazioni non positive delle ultime partite giocate lasciano il dubbio.

Juric ieri non ha parlato ma sarebbe rimasto più sul generale indicando la ricerca di equilibri interni e intensità di manovra per tutti i 90 minuti più recupero. Chissà se il silenzio è dovuto allo spiegare o annunciare i piani all’avversario oppure a perduranti incertezze di condizione e di disponibilità dei singoli?

Si ripartirà da Pellegri, un giovane che sfrutta e aspetta il pallone dentro l’area cercando d colpire a botta sicura. P&P detta il passaggio anche da fuori area, si allarga a destra e a sinistra favorendo l’inserimento dei compagni che arrivano da dietro: che provino a tirare anche da fuori area come succede per le altre 19 squadre del campionato. Pellegri ad ogni modo diventerà un uomo squadra.

Juric in due giorni sarà comunque difficile che abbia risolto alla radice i problemi del Vecchio Balordo: difesa non veloce e centrocampo. Il centrocampo – sarà ovvio dirlo e ripeterlo – è la radice dei successi e delle sconfitte. Quando lì in mezzo il meccanismo funziona tutta la squadra ne trae beneficio. Quando il motore invece si inceppa o viene frenato dagli avversari, tutta la manovra in fase di possesso ne risente, risultando lenta e prevedibile.

Importante non guardare la data di nascita deli amici di Giulietta&Romeo. Visti prima di Genoa-Lazio andavano come spie e hanno creato guai al G&G di Gasperini.
Per la formazione rimandiamo al pezzo Occhi al Pio di ieri sera (clicca qui per leggerlo).

Capitolo Chievo. È uguale a ieri solo tatticamente. Maran però non si ritrova con gli stessi uomini dello scorso anno e in più ha Pucciarelli dall’Empoli, Tomovic dalla Fiorentina, usato collaudato, e alcuni giovani come Guadino del Bayern Monaco e Garritano da inserire poco per volta nel gioco collaudato assieme con due polacchi di 22 anni, Stepinski e Jaroszynski, strappati al Borussia Dortmund sempre pronto a pescare nella terra di Papa Wojtyla. Ai debuttanti bisogna aggiungere il coloured francese Bastien, 20 anni, in gol contro la Dea (e contro il Geno l’anno scorso) maturato e pronto dopo un anno di panchina.

I risultati del lavoro di Maran sono buoni come lo scorso anno: si sono visti nelle prime 4 giornate di campionato, con una vittoria in casa dell’Udinese, un pareggio domenica scorsa con l’Atalanta e due sconfitte con Lazio e Juventus. Anche Lazio e Juventus vincendo sono state messe in crisi. I clivensi contro avversari alla ricerca dell’identità hanno mostrato solidità e organizzazione.

Squadra difficile da affrontare e da dominare tatticamente. L’undici gialloblu è cresciuto parecchio in questi anni: da un gioco esclusivamente difensivo, si è passati a un gioco manovrato. La solidità difensiva, anche se i protagonisti potrebbero cambiare vista la carta d’identità, resta il marchio di fabbrica fondamentale: l’obiettivo è subire pochi gol.

L’uomo in più del Chievo è Valter Birsa , anche lui al Genoa una meteora, ancora da capirne il perché. Lo sloveno è l’interprete principale in fase di possesso del 4-3-1-2 sia da trequartista che da seconda punta come contro l’Atalanta di Gasperini.
In panchina contro gli orobici per svecchiare la squadra o per fare turnover Dainelli e Gamberini, entrambi poco protagonisti del 3 a 0 in casa Juventus, oltre a Rigoni, Pellissier e Meggiorini.

Maran contro l’Atalanta ha schierato una difesa con Tomovic e Cesar centrali e diversamente da quella dei “nonni” dello scorso anno non si è intesa a memoria.
Il Chievo per festeggiare il 10° anno consecutivo in serie A ha rimpolpato la rosa per il portafoglio e per non subire stanchezza nel girone di ritorno.
Centrocampo di fisico, corsa, con l’unico dubbio di quanti gol faranno Inglese, Pucciarelli, Meggiorini e Pellissier difficilmente arrivati in doppia cifra negli scorsi campionati.

Dubbi di formazione anche per il Chievo: in difesa con l’assenza di Gobbi e a centrocampo: muscolare con Hetemaj o veloce con Bastien?

Genoa-Chievo sarà diretta da Mazzoleni di Bergamo, antiquario del 1974. Arbitro alla Can dal 2004. Internazionale dal 2011. Nell’agosto del 2012 Mazzoleni a Pechino in occasione della SuperCoppa ha tenuto a battesimo gli addizionali dietro le porte.
172 gare dirette nella massima serie. 53 rigori, 46 rossi. Seconda partita in stagione.

Con il Grifone ha diretto 17 gare (7 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte). L’ultima è la vittoria al Ferraris contro la Juve nel novembre 2016. Con il Chievo 20 le gare arbitrate: 6 vittorie, 6 pareggi, 8 sconfitte. L’ultima con i clivensi è la sconfitta al Tempio del 18 ottobre 2015 (3-2, ndr) con gol di Tachtsidis al 93’ e rossoblu in 10 per espulsione di Dzemaili .

Primo assistente Santoro di Catania; secondo assistente Cecconi di Empoli. Quarto uomo Baroni di Firenze. VAR: Pairetto di Nichelino. AVAR: Sacchi di Macerata.
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi skyid_1564697 mercoledì 20 settembre 2017, 12:55

Foto tratta da Internet
Oggi in conferenza stampa Veloso, l’allenatore in campo vista l’esperienza.
Nessuna formazione probabile da parte del portoghese, ma solo la conferma che giocheranno con la stessa strategia imparata da luglio scorso.

La novità è la convocazione di Rigoni: basta parlarsi e chiarirsi tra persone intelligenti. Sicuri di giocare dovrebbero essere Perin, Biraschi, Rossettini, Lazovic, Veloso e Laxalt, Bertolacci e Pellegri. Bertolacci potrebbe essere dirottato nel tridente davanti considerato che il Chievo giocherà con un centrocampo muscolare.

I ballottaggi Zukanovic/Gentiletti: potrebbe essere preferito il primo? Da trovare il compagno di Veloso a centrocampo tra Brlek, Cofie e Omeonga e l’esterno sinistro tra Taarabt (troppe tre partite in sette giorni), Centurion e Palladino. La formazione rossoblu Juric la deciderà dopo il risveglio muscolare di domattina.

Mentre a Pegli si faceva la lunga rifinitura come detto dal sito rossoblu a Milano c’era l’incontro per discutere tra Fingiochi e Srigroup le due ultime lettere di intenti per aprire nei dettagli la trattativa. Trapelano sensazioni positive sul prosieguo del negoziato sulla vendita del Genoa che a questo punto dovrebbe andare più spedito.
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 mercoledì 20 settembre 2017, 23:35

Genoa 1-1 Chievo: Laxalt ed Hetemaj in gol, ritarda ancora l’appuntamento coi tre punti
Di
Alessio Semino -
20 Set 2017 20:45
Foto TanoPress

Secondo appuntamento casalingo in pochi giorni per il Genoa, fermo a un solo punto in quattro gare, che ha tutto da dimostrare contro il Chievo di Maran, a quota 4 punti in classifica. Le squadre stanno terminando la fase di riscaldamento e fra pochi minuti si ritireranno negli spogliatoi per dare il via alla partita.

NOTIZIARIO

Prima di entrare allo stadio, VAR e AVAR avvistati in tenuta da arbitri – il che fa sorridere visto che sono, oltre che fuori dalla struttura e dal terreno di gioco, anche a diversi metri di distanza – dirigersi fuori dal “Ferraris”.



Da segnalare una temperatura gradevole, intorno ai 20°, e un campo in buone condizioni. Sette tifosi clivensi al seguito della propria squadra in Liguria. Anselmi, come annunciato, in tenuta rossoblu, in tribuna fin da un’ora prima della gara.

Da segnalare anche in Gradinata Nord, pronto ad essere girato ad inizio partita, lo striscione “Tutti a Milano in treno”, che fa seguito al comunicato diffuso questa mattina in merito alla prossima trasferta contro l’Inter (clicca qui per leggerlo), e un Maran intento, durante il riscaldamento, a guardare la formazione del Genoa sulle distinte perdendo diversi minuti a bordo campo. “Ciccio Vive” nei distinti. L’ex presidente della Regione Liguria Burlando presente in tribuna.

_______________________________________________________________________________________________

PRIMO TEMPO

Stanno facendo il loro ingresso in campo le formazioni: in tribuna fa la sua comparsa il direttore sportivo Donatelli. Presente anche la componente femminile della famiglia Preziosi. L’inno della Serie A interrompe “Ma Se Ghe Pensö” e dà il via ufficiale alla gara tra Genoa e Chievo, valida per la quinta giornata. La Nord intona invece l’inno rossoblu. Genoa che attaccherà subito sotto la propria Gradinata.

Iniziata la partita, con qualche minuto di ritardo per un problema alla porta difesa da Sorrentino. Probabilmente non impermeabile in tutte le sue parti.

Al primo minuto Perin para non senza qualche apprensione un tiro dalla distanza di Birsa su cambio di fronte da parte del Chievo. Poi Pellegri va a conquistarsi a spallate il primo angolo della gara trenta secondi più tardi. La Nord apprezza.

Angolo pericoloso, ma il Chievo riparte subito forte con Bastien, che fin da subito si capisce essere l’uomo scelto da Maran per giocare nella linea di centrocampo e favorire le ripartenze gialloblu. Il Genoa prova a manovrare, ma regala al 4′ una rimessa al Chievo su errore in appoggio di Rossettini.

Al quando minuto di gioco Lazovic, ben servito sulla profondità da Bertolacci, attende un attimo di troppo per mettere in mezzo all’area il pallone e la difesa clivense spazza. Rossoblu che provano a tenere il Chievo nella sua metà campo: sin qui molta libertà per Veloso e Brlek in fase di impostazione. Più attenzione da parte degli uomini di Maran per gli esterni Laxalt e Lazovic.

Al minuto 8′ secondo angolo per il Genoa: sul pallone Lazovic che serve corto Veloso, ma il suo crosso è fuori misura. Schema vanificato dal Genoa.

In questi primi dieci minuti di gioco è il Chievo che ci si aspettava: attendista e pronto a ripartire. Per adesso Mazzoleni sta fischiando pochissimo e ne trae giovamento l’andamento della sfida. Da segnalare la posizione di Bertolacci che da trequartista lavora spesso sull’out di destra a supportare Lazovic, mentre Pellegri combatte tra i due giganti Dainelli e Gamberini.

AL 12′ un cross di sinistro di Lazovic dopo un’azione insistita costringe Sorrentino alla prima parata in presa alta, ma senza particolari problemi. Di fatto da conteggiarsi come primo tiro nello specchio da parte del Genoa.

Al quarto d’ora prova ad uscire dalla sua metà campo la formazione gialloblu: il Genoa contiene senza soffrire, anche se gli errori in appoggio e nella precisione dei passaggi rischiano di inficiare le tentate ripartenze rossoblu. Ma sarà una ripartenza a concedere al Genoa, al 19esimo, il terzo corner della gara, sempre dalla destra.

Veloso calcia, Sorrentino respinge e sul pallone si avventa Brlek: il portiere gialloblu è bravo a respingere e la sua difesa ad allontanare il pericolo. Prima vera occasione del match capitata sui piedi del numero 21 rossoblu, che sta crescendo minuto dopo minuto.

Al 21′ errore di Lazovic e ripartenza avversaria: ne scaturisce un cross verso la porta di Perin, che la fa sua sera problemi. Al 22′ bel contropiede del Genoa orchestrato da Bertolacci che aspetta il movimento di Pellegri, che non riesce però ad agganciare il suggerimento del compagno. Palla che sfila sul fondo, ma che avrebbe potuto mettere il giovane attaccante rossoblu da solo davanti a Sorrentino.

Scoccato il 25esimo è tutto un lottare di pallone in pallone, non senza qualche nervosismo. Il Genoa tiene il pallino del gioco ma non incide. Il quarto angolo, questa volta dalla sinistra, arriva per merito di Palladino. Pallone deviato dalla difesa ospite.

Seconda vera occasione rossoblu al 28′, quando Palladino insiste sulla sinistra, rientra sul destro e serve un cross pericoloso per Lazovic: la sua spizzata di testa finisce alta sulla traversa.

Il Grifone non sarà eccellente nella manovra, tuttavia non molla un centimetro e cerca di trovare la via del gol. Ottima prima mezz’ora di partita di Veloso e Brlek in una gara che si sta facendo più fallosa e che non ha regalato fino adesso particolari emozioni.

Il Chievo prova ad alzare il baricentro, ma appena lo fa una ripartenza di Pellegri costringe Hetemaj al fallo: primo giallo della gara all’indirizzo del calciatore gialloblu. Al 40′ arriva anche un giallo per il Genoa, sventolato proprio all’indirizzo di Pellegri che permette al Chievo di battere una insidiosa punizione dai 35 metri. Libera la retroguardia rossoblu.

Il primo tempo si avvia verso la conclusione col Genoa che arretra e gli avversari che cercano di mettere la testa fuori. Senza recupero se ne vanno i primi 45′ di gioco. Fischi contenuti, ma ben distinti, da parte del pubblico rossoblu. C’è però tutto un secondo tempo da disputare.

_______________________________________________________________________________________________

SECONDO TEMPO

Con le squadre negli spogliatoi, si riscalda con maggiore intensità di altri Taarabt. Nessun calciatore gialloblu invece sul terreno di gioco. E infatti Taarabt prenderà il posto a inizio secondo tempo di Lazovic. Anche Rosi dentro: fuori Brlek.

Occasione enorme per il Genoa al 47′: Palladino riceve da Laxalt e si incunea in area calciando si sinistro. Palla che sfila di pochissimo a lato, anche deviata. Ne scaturisce il quinto corner della gara, che non produce però effetti.

Il Genoa cerca di più il gioco dalla parte sinistra, con Laxalt e Palladino che si intendono con maggiore pericolosità. Al 50′ arriva anche la seconda grande occasione del secondo tempo per i rossoblu: Veloso calcia dai trenta metri e la palla finisce sul fondo a fil di palo. Al 51′ De Paoli rileva Bastien.

Anche il Chievo prova a battere un colpo e lo fa impensierendo con un tracciante da calcio di punizione al 53′. Zukanovic aveva procurato un fallo dalla zona destra del campo e della battuta se ne era incaricato Birsa: palla che attraversa tutta l’area e va sul fondo, col Genoa tagliato fuori.

Sesto corner rossoblu al 54′: sulla battuta si avventa la difesa gialloblu e Rosi prova a calciare al volo sulla ribattuta. Palla violenta che innesca un contropiede avversario: Laxalt chiude su Birsa.

Sale la spinta del Genoa verso la porta di Sorrentino. Nel frattempo, quando il cronometro dice 58 minuti di gioco, Pellegri resta a terra un paio di minuti per una forte botta alla gamba sinistra. Al 59′ Rigoni comincia il riscaldamento.

Al 61′ il gol del Genoa che passa in vantaggio con Laxalt: azione insistita che termina sui piedi di Laxalt, che con un potente sinistro trafigge Sorrentino, impreciso nell’aver rilanciato coi pugni. Genoa avanti, Ferraris una bolgia.

Il Chievo adesso è alle corde, pur cercando di riproporsi dalle parti di Perin. Ottima chiusura al 64′ di Rossettini su un tiro potente di Inglese dal limite dell’area. Si prepara a entrare Pellissier, che al 66′ rileva Dainelli.

Il gol del Genoa risveglia in qualche modo dal torpore il Chievo, che si presenta pericolosamente dalle parti di Perin con un colpo di testa di Inglese alto sulla traversa. Nel frattempo Juric capisce che serve coprirsi e richiama Rigoni. Al 69′ Pellegri pescato in posizione regolare da Bertolacci spreca un’ottima occasione per raddoppiare non mettendo in mezzo per Palladino ma scegliendo di calciare di sinistro. Palla fuori.

Rigoni entra fra gli “ooohhhhh” del pubblico al 70esimo minuto. Fuori Palladino. Birsa intanto sul punto di calciare dai 25 metri una punizione di prima: pallone che finisce tra i guantoni di Perin. Ma il portiere rossoblu raccoglierà in porta un minuto più tardi, al 73esimo, il pallone che Hetemaj raccoglierà a centro area ribadendo in rete. Azione in verticale del Chievo che permette ai gialloblu di trovare il pareggio.

L’ingresso di Rigoni ha tolto profondità al Genoa, che ha aumentato il peso a centrocampo. Il Chievo, già in ripresa, ha conquistato da una decina di minuti la metà campo rossoblu con un Castro diventato “tuttocampista”. E sarà al 75′ che gli uomini di Maran riproveranno a cercare il gol sfruttando una violentissima punizione di Radovanovic. Perin respinge centralmente, ma nessun attaccante clivense trova il modo di ribadire in gol. Vicinissimo al raddoppio il Chievo.

Un grande numero di Taarabt, con successiva conclusione di destro verso la porta di Sorrentino, fa strozzare in gola al pubblico rossoblu l’urlo per il 2 a 1. Siamo al 78′ di gioco. All’80esimo ammonito Tomovic per fallo su Pellegri, che propizia il secondo giallo della gara per i gialloblu.

La formazione ospite non rinuncia però alle ripartenze e guadagna un calcio d’angolo all’82esimo. sugli sviluppi dell’azione De Paoli calcia da posizione siderale: Perin la fa sua. Gialloblu ancora propositivi in avanti. Nel Chievo si prepara a entrare l’ex Cesena Garritano: al minuto 85′ lascerà infatti il campo Valter Birsa.

Il Genoa ci prova, il pubblico non molla. Rossoblu troppo fallosi in questi ultimi cinque minuti prima del recupero. Recupero che sarà di 3 minuti: Genoa stanco e sulle gambe, rossoblu che concedono per un fallo di Rosi al limite dell’area un’ultima punizione per il Chievo. La gente dalla tribuna scappa prima della battuta del calcio piazzato. Calcia Radovanovic, Rigoni devia in angolo. Sarà questa l’ultima occasione della gara: finisce sul pari la gara tra Chievo e Genoa. Veloso esce molto nervoso dal campo, scaramucce anche tra Biraschi e Rosi a bordo campo. Nell’aria c’è nervosismo, non a caso la squadra rossoblu viene accompagnata fuori dal campo tra i fischi.
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Re: Lino Marmorato

Messaggiodi luca100 giovedì 21 settembre 2017, 20:36

Genoa-Chievo, le statistiche: la solita routine rossoblu ipnotizzata dalla mossa Castro
Di
Alessio Semino -
21 Set 2017 18:58
Foto TanoPress

Cercare di guardare da vicino il Genoa, in questa prima fase della stagione, diventa davvero difficile, specialmente se lo si vuole fare partita per partita. Questo perché la squadra di Juric alterna momenti della partita in cui impensierisce l’avversario ad altri in cui subisce tremendamente la manovra avversaria. Nella gara di ieri sera non si può certo parlare di un Chievo dominatore del gioco, ma si può probabilmente parlare di un Maran che aveva studiato bene il proprio avversario: la mossa di Castro in veste di “tuttocampista” nel secondo tempo, in linea con quello che era stato il lavoro di Luis Alberto e Milinkovic-Savic, ne può essere testimone.

Del resto il tecnico trentino ha affrontato il Grifone con rispetto e attenzione, rinforzando il centrocampo con un uomo in più e affidandosi a un 4-4-1-1 iniziale con Bastien largo a destra e Birsa alle spalle di Inglese. Il Genoa della prima frazione di gioco ha provato a manovrare sfruttando in egual misura le due fasce, nel secondo lavorando di più sulla sinistra (anche se il gol di Laxalt è arrivato su traversone di Rosi dalla destra, ndr). Manovra sugli esterni a parte, c’è un dato che si ripete da inizio stagione e che in qualche modo inficia le prestazioni del Genoa: al mantenimento del pallone e alla conduzione del gioco mancano velocità e precisione, oltre che tranquillità e spigliatezza. Il numero di traversoni fuori misura registrato ieri sera al “Ferraris” può ben spiegare quello che si vuole dire e lo avalla anche la sostituzione di Lazovic ad inizio secondo tempo dopo un primo tempo di grandi difficoltà.

DUE TERZI DI GARA AVANTI NEL POSSESSO, POI SI È SPENTA LA LUCE – Dal punto di vista della gestione del gioco, anche ieri il Genoa aveva cercato di prendere in mano la gara: nel primo quarto d’ora aveva addirittura fatto più del doppio del possesso pallone del Chievo (7 minuto contro tre e mezzo, ndr). Il Chievo rispondeva ripartendo in contropiede e affidandosi alla rapidità dei suoi incursori; solo in estrema ratio si affidava alla profondità dettata da Inglese, ben bloccato da Rossettini. Il Genoa qualche contromisura all’avversaria l’aveva trovata, infatti al tiro di Birsa al primo minuto di gara non faceva seguito molto altro su sponda gialloblu.

Il problema era piuttosto che il pallone viaggiava comunque più lento del dovuto per larghi tratti della gara e pesava visibilmente tra gli scarpini rossoblu, soprattutto quando si cominciava a percepire che il gol tardava ad arrivare: lo testimonia un dato, quello di 32 passaggi sbagliati e 38 palle perse. Prendendo in considerazione le prime cinque giornate di campionato, il Genoa ha confermato – peggiorandole – le medie di inizio stagione: una media di 31,4 passaggi sbagliati e di 35 palle perse a partita.

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TROPPI ERRORI IN FASE DI COSTRUZIONE – I 38 palloni persi nei 90′ di ieri sera sono un dato inferiore solo a quello registrato a Udine, quando se ne persero 42. In questa “categoria” di errori tecnici si troverebbero, andando più a fondo, qualche passaggio in orizzontale fuori misura della difesa, qualche appoggio sbagliato – o forse dato a memoria – dai vari Taarabt, Bertolacci e Rigoni; infine qualche errore propiziato dalla pressione degli avversari. In ogni caso si parla di numeri che ritardano l’affinamento di un’intesa di squadra, dei suoi movimenti. In altre parole, l’accensione della scintilla giusta verso la strada della continuità.

Il Genoa, sia chiaro, aveva già vinto qualche partita sotto la guida Juric non convincendo per tutta la gara: si pensi all’esordio col Cagliari dell’anno scorso oppure al primo tempo sul neutro di Pescara, contro il Crotone, quando fu un vero e proprio assedio della formazione calabrese con addirittura due pali, di cui uno di Palladino. Poi il tecnico rossoblu ribaltò entrambe le gare, in un caso con gli ingressi di Rigoni e Ntcham, nell’altro con quello di Gakpè. E attenzione: in quelle partite la manovra del Genoa, quando entrava in moto, diventava davvero avvolgente e gli errori in fase di impostazione erano sensibilmente minori, il possesso pallone nettamente superiore. Erano i tratti che avevano cominciato a far parlare di Juric come di una sorpresa alla guida del Genoa.

IL GENOA NON RIBALTA PIÙ LE PARTITE? – Oggi si è capito che qualcosa funziona con meno efficacia. Può essere fisiologico o meno nell’arco di una stagione, ma considerando la passata stagione e il convincente precampionato è situazione che necessita di una svolta decisa per non incappare in guai più gravi in primavera. Veloso per adesso si sta confermando come il giocatore che macina più chilometri in campo (11,6 contro il Chievo, ndr) ma che, a lungo andare, risente del compito esclusivo di fare da filtro davanti alla difesa, non potendo poi smistare palloni a destra e a manca. Bertolacci, dal canto suo, ieri ha lavorato più avanzato e molto vicino a Pellegri in fase di possesso, come testimoniano le immagini del primo tempo qui sotto (Bertolacci è il pallino numero 8, ndr) e quel passaggio filtrante non agganciato dal giovane bomber rossoblu che lo avrebbe messo davanti a Sorrentino: anche nel caso dell’ex Milan stanno venendo a mancare alcuni spunti che nella precedente parentesi rossoblu lo avevano contraddistinto. Il compito di copertura, ad esempio, oltre a condannarlo a perdere comunque troppi palloni per il ruolo che gli è stato ritagliato da Juric (16 da inizio stagione, 4 solamente nella gara di ieri), pare non dargli particolare agio nell’inserirsi da dietro e tagliare le difese. Nell’anno dell’Europa mancata fu invece un suo marchio di fabbrica, letale per tante retroguardie un po’ come lo furono i suoi tiri dalla distanza.

E se, come si diceva nell’editoriale di ieri, è un centrocampo che fa vincere le partite, la realtà è che questo centrocampo dovrà migliorare il suo status attuale, e questo per quanto i due centrali si stiano già spremendo per assicurare la doppia fase di gioco richiesta dal mister rossoblu. Un dettaglio che potrebbe spiegare questa problematica è che non solo il Genoa, da almeno tre gare a questa parte, subisce più del 50% della manovra offensiva avversaria dalle zone centrali del campo, ma che quando il Chievo ha preso in mano le redini del gioco, all’incirca dal minuto 61’ che aveva decretato il vantaggio rossoblu con Laxalt, lo ha fatto chiedendo uno sforzo in più a Castro, che assieme ad Hetemaj risulta – non a caso – l’unico gialloblu ad aver corso più di 12 chilometri. Proprio Castro – che l’anno scorso al “Bentegodi” blindò a randellate sulle caviglie Rigoni che agiva da trequartista – è andato a fare tre ruoli diversi per il centrocampo infastidendo non poco i mediani rossoblu con la loro manovra. Perché dalla mediana passa il gioco del Genoa durante le gare, e se si blocca quella zona di campo c’è il rischio che il motore si inceppi.
Foto TanoPress

QUALCHE NOTA POSITIVA DOPO LA QUINTA GIORNATA – Da segnalare due aspetti. Il primo si lega a Diego Laxalt, tornato a fare anche il recupera palloni (8 quelli intercettato ieri sera, ndr) e spingere avanti e indietro per tutta la gara, supportato a sua volta da una buona prova di Zukanovic. Il laterale uruguaiano è risultato troppo impreciso quando arrivava sul fondo per crossare, ma spina nel fianco costante per Tomovic.

Il secondo aspetto invece evidenzia il dato sui corner, che ad oggi sono stati sette in meno dell’anno scorso ma con una percentuale di incidenza sui tiri in porta maggiore. Il Genoa ne ha battuti 22 da inizio stagione (4,4 a partita) e ha creato occasioni da gol su poco meno del 5% di questi calci piazzati. Messi centimetri in rosa, ci si aspetta inevitabilmente qualcosa in più: serve chi qualche pallone lo ribadisca in rete. Anche perché la gioia di una prima vittoria la si potrebbe provare a tirare fuori da una situazione di gioco come quella appena tirata in ballo. il Genoa l’anno scorso ha perso punti importanti dietro alla piaga dei calci da fermo: quest’anno si può ancora invertire la tendenza.
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