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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 giovedì 15 giugno 2017, 21:25

Fondazione Genoa 1893, notizie sullo scudetto 1914/15
15.06.2017 20:28 di Redazione Genoa News 1893

Ora c’è finalmente una posizione ufficiale.
Con un comunicato formale appena trasmesso agli organi dell’informazione e alla Federazione Italiana Gioco Calcio, la Fondazione Genoa 1893 prende una chiara posizione sulla petizione promossa dall’Avv. Mignognia per un riconoscimento ex-aequo tra Lazio e Genoa del titolo 1914/15, interrotto per l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra ed assegnato definitivamente nel 1921 proprio ai rossoblù.
Il documento, frutto di un paziente e competente lavoro di ricostruzione degli avvenimenti da parte del Gruppo Storico della Fondazione ed in particolare del prof. Stefano Massa che ne ha sapientemente condotto le ricerche, in sostanza corregge quelle che vengono ritenute come sostanziali imprecisioni rilevate nel dossier biancoazzurro, e che avrebbero portato i “ cinque saggi “, nominati dal Consiglio Federale per esprimere un parere nel merito, a dichiarare nel Luglio dello scorso anno che “ al momento della sospensione del campionato la Lazio si trovava in una posizione addirittura migliore del Genoa “ e che, dunque, per non pregiudicare i diritti di terzi, ossia dello stesso Genoa, la soluzione migliore sarebbe proprio stata l’assegnazione ex-aequo di quello scudetto.
Le vicende del campionato 1914/15 sono ormai note a tutti dopo i fiumi di inchiostro scritti da più di un anno a questa parte.
La struttura del campionato infatti prevedeva tutta una serie di gironi eliminatori interregionali che si distribuivano in tre distinti raggruppamenti: l’Italia Settentrionale, l’Italia Centrale e l’Italia Meridionale.
La squadra vincente nel girone finale del torneo Settentrionale avrebbe quindi dovuto ratificare il titolo di campione d’Italia in un doppio confronto di andata e ritorno contro la vincente tra le due formazioni a loro volta prime classificate rispettivamente nel torneo Centrale e in quello Meridionale.
Diciamo “ ratificare “, perché a quei tempi il livello tecnico delle squadre Settentrionali era enormemente superiore a quello delle squadre Centrali e Meridionali, come dimostra in modo inequivocabile una semplice statistica secondo cui in 15 partite di finali disputate tra il 1913 ed il 1926, le squadre del Nord ottennero al loro attivo su quelle del Centro-Sud ben 14 vittorie ed un pareggio ( e quindi nessuna sconfitta ) segnando 56 reti e subendone solo 10.
E proprio la Lazio, che fu finalista nel campionato precedente, ossia il 1913/14, fu battuta seccamente dal Casale per 7 a 1 nella gara d’andata in Piemonte e 2 a 0 in quella di ritorno a Roma.
Questo confronto era quindi unanimemente considerato un puro e semplice atto dimostrativo, una formalità che rendeva di fatto la prima classificata del raggruppamento Settentrionale come l’effettiva vincitrice del titolo italiano.
Al momento dunque dell’entrata in Guerra dell’Italia il Genoa era in testa al girone finale Settentrionale con due punti di vantaggio su Torino e Inter e quattro sul Milan, e si apprestava a giocare l’ultima giornata a Marassi proprio contro i granata.
Ai rossoblù, che avevano disputato in quel campionato già dieci gare in casa ottenendo altrettante vittorie, sarebbe bastato un solo pareggio per laurearsi campioni del torneo Settentrionale e quindi anche virtualmente campioni d’Italia, mentre al Torino serviva necessariamente una vittoria per agganciare lo stesso Genoa e costringerlo ad un ulteriore spareggio, che avrebbe anche potuto essere addirittura a tre squadre se l’Inter avesse contemporaneamente battuto nel derby il Milan.
Ma proprio poco prima di quella giornata in programma il 23 Maggio 1915, la F.I.G.C., vista la mobilitazione in atto con conseguenti difficoltà a muoversi sul territorio nazionale, decise di sospendere il campionato, tra le vibranti rimostranze del Genoa che, si badi bene, fu l’unica squadra a protestare per una decisione ritenuta troppo affrettata e che comunque toglieva ai rossoblù un probabilissimo e meritatissimo titolo nazionale.
Nel frattempo la Lazio, grazie anche al forfait del Lucca proprio all’ultima partita, aveva vinto il torneo Centrale guadagnandosi il diritto a disputare la finale contro la vincente di quello Meridionale, che avrebbe dovuto scaturire dalle uniche due iscritte: l’Internazionale Napoli ed il Naples.
Il confronto tra le due squadre napoletane si era già disputato il 18 ed il 25 Aprile, e l’Internazionale Napoli, vincendo l’incontro di andata per 4 a 1 e pareggiando quello di ritorno per 1 a 1, si sarebbe quindi guadagnata il diritto a disputare la finale contro la Lazio se la F.I.G.C. non avesse clamorosamente annullato le partite a causa dell’irregolare tesseramento di due suoi giocatori, Pellizzone e Steiger.
E proprio qui arriviamo al nodo cruciale di tutta la vicenda.
L’asse portante delle motivazioni argomentate dalla petizione laziale si fonda essenzialmente nel considerare escluse dal campionato l’Internazionale Napoli e il Naples per effetto di un annullamento ritenuto definitivo di quelle finali, che così non si sarebbero più disputate.
Infatti secondo il dossier biancoazzurro, mancando così la vincente del torneo Meridionale, la Lazio era da considerarsi automaticamente campione Centro-Meridionale e quindi direttamente ammessa alla finalissima nazionale contro la vincente del torneo Settentrionale.
Le ricerche della Fondazione Genoa dimostrano invece che i fatti andarono diversamente.
Quelle finali giocate in Aprile furono sì annullate, ma una comunicazione de “ Il Calcio “ ed un articolo de “ Il Mattino “ dimostrano inequivocabilmente che furono ripetute il 16 ed il 23 Maggio.
Ciò fu possibile per il fatto che si trattava di due squadre della stessa città, e quindi non toccate dal provvedimento di sospensione per effetto della mobilitazione di Guerra in cui era ormai il nostro Paese.
Fu così che l’Internazionale Napoli vinse per 3 a 0 la partita di andata ma perse 4 a 1 quella di ritorno sul campo del Naples, che così rimise in gioco la qualificazione alla finale Centro-Meridionale.
Di conseguenza la Lazio, dal punto di vista formale, non poteva assolutamente fregiarsi del titolo di campione Centro-Meridionale, né considerarsi in una posizione migliore di quella del Genoa, e semmai peggiore, e quindi anche Internazionale Napoli e Naples ( direttamente o indirettamente antesignane del Napoli ) avrebbero in teoria avuto le stesse possibilità di diventare campioni d’Italia.
Ma a questo punto ai più forse sfugge il vero criterio in base al quale la F.I.G.C. assegnò il titolo al Genoa.
Già infatti il 9 Maggio 1919 un articolo de “ La Stampa “ annunciava una deliberazione del Consiglio Federale in cui il Genoa veniva classificato primo nelle gare di campionato del 1915.
Lo stesso articolo riportava anche il reclamo di Torino e Internazionale Milano contro questa deliberazione, che fu puntualmente preso in esame, analizzato e valutato dal Consiglio per due anni, il quale poi lo rigettò nel 1921 dichiarando definitivamente il Genoa campione d’Italia 1914/15.
La F.I.G.C. prese quindi atto che i rossoblù avevano mostrato l’andamento più regolare in quel torneo, totalizzando tre vittorie nel girone finale contro una sola di Inter e Torino ( che, occorre dirlo, nella sua unica vittoria batté proprio il Genoa per 6 a 1 nella partita di andata ), e considerò poi anche il noto divario tecnico tra le squadre del Nord e del Centro-Sud facendo così una valutazione sul puro piano sportivo e non formale.
La stessa cosa accadde nel Maggio del 1949 a favore dello stesso Torino in occasione della Tragedia di Superga, quando la F.I.G.C. adottò un provvedimento di emergenza, secondo cui, su valutazioni puramente sportive, i granata furono proclamati campioni d’Italia benché ancora teoricamente raggiungibili dall’Inter seconda in classifica.
Vedremo ora quali saranno le decisioni del Consiglio Federale sulla richiesta dell’assegnazione ex-aequo alla Lazio del titolo del 1915, sulla base della nuova documentazione fornita dal Gruppo Storico della Fondazione Genoa 1893.
Se la richiesta fosse accolta, di sicuro si aprirebbero molti altri scenari controversi nella storia del nostro campionato, dove la formula dell’ex-aequo potrebbe essere ritenuta la soluzione più efficace per placare finalmente feroci polemiche in atto da molti decenni e in diversi casi anche più di un secolo.
Le vicende più eclatanti in questo senso certamente riguardano i titoli del 1908 e 1909, dove la Juventus avrebbe delle buoni ragioni per reclamare la formula ex-aequo con la Pro Vercelli per le clamorose incertezze della Federazione dilaniata tra il campionato Federale e quello Italiano; così come la stessa Pro Vercelli potrebbe benissimo reclamare un ex-aequo per il titolo del 1910, perso in finale contro l’Inter dopo aver schierato la squadra ragazzi come forma di protesta contro una designazione della data dell’incontro che li vedeva fortemente penalizzati sulla possibilità di far giocare la loro migliore formazione del momento; o ancora il famoso “ scudetto di nessuno “ del 1927 ancora oggi conteso tra Torino e Bologna, coi primi a rivendicare un titolo vinto sul campo da primi classificati e gli emiliani a reclamare invece un’assegnazione diretta da secondi classificati per comprovato illecito dei granata.
Ma la F.I.G.C. non potrà certamente esimersi dal ricomporre la più grande ingiustizia della storia del calcio italiano perpetrata proprio ai danni del Genoa Cricket and Football Club 1893.
Le celeberrime cinque finali di Lega Nord 1924/25 tra Genoa e Bologna, gravemente falsate dall’influenza di un regime politico dittatoriale nettamente in favore degli emiliani e che impedì di fatto ad una F.I.G.C. dopo qualche mese completamente “ fascistizzata “ di decidere serenamente su quegli avvenimenti, sono ancora lì da 92 lunghissimi anni a chiedere finalmente giustizia una volta per tutte.
Se nuovo criterio verrà adottato nel rivedere la storia del nostro calcio, questo nuovo criterio dovrà essere utilizzato oggettivamente ed equamente per tutti.
Pena la creazione di nuovi soprusi e altrettante, insopportabili ingiustizie.

Giancarlo Rizzoglio

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Fondazione Genoa 1893, notizie sullo scudetto 1914/15
15.06.2017 20:28 di Redazione Genoa News 1893

Ora c’è finalmente una posizione ufficiale.
Con un comunicato formale appena trasmesso agli organi dell’informazione e alla Federazione Italiana Gioco Calcio, la Fondazione Genoa 1893 prende una chiara posizione sulla petizione promossa dall’Avv. Mignognia per un riconoscimento ex-aequo tra Lazio e Genoa del titolo 1914/15, interrotto per l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra ed assegnato definitivamente nel 1921 proprio ai rossoblù.
Il documento, frutto di un paziente e competente lavoro di ricostruzione degli avvenimenti da parte del Gruppo Storico della Fondazione ed in particolare del prof. Stefano Massa che ne ha sapientemente condotto le ricerche, in sostanza corregge quelle che vengono ritenute come sostanziali imprecisioni rilevate nel dossier biancoazzurro, e che avrebbero portato i “ cinque saggi “, nominati dal Consiglio Federale per esprimere un parere nel merito, a dichiarare nel Luglio dello scorso anno che “ al momento della sospensione del campionato la Lazio si trovava in una posizione addirittura migliore del Genoa “ e che, dunque, per non pregiudicare i diritti di terzi, ossia dello stesso Genoa, la soluzione migliore sarebbe proprio stata l’assegnazione ex-aequo di quello scudetto.
Le vicende del campionato 1914/15 sono ormai note a tutti dopo i fiumi di inchiostro scritti da più di un anno a questa parte.
La struttura del campionato infatti prevedeva tutta una serie di gironi eliminatori interregionali che si distribuivano in tre distinti raggruppamenti: l’Italia Settentrionale, l’Italia Centrale e l’Italia Meridionale.
La squadra vincente nel girone finale del torneo Settentrionale avrebbe quindi dovuto ratificare il titolo di campione d’Italia in un doppio confronto di andata e ritorno contro la vincente tra le due formazioni a loro volta prime classificate rispettivamente nel torneo Centrale e in quello Meridionale.
Diciamo “ ratificare “, perché a quei tempi il livello tecnico delle squadre Settentrionali era enormemente superiore a quello delle squadre Centrali e Meridionali, come dimostra in modo inequivocabile una semplice statistica secondo cui in 15 partite di finali disputate tra il 1913 ed il 1926, le squadre del Nord ottennero al loro attivo su quelle del Centro-Sud ben 14 vittorie ed un pareggio ( e quindi nessuna sconfitta ) segnando 56 reti e subendone solo 10.
E proprio la Lazio, che fu finalista nel campionato precedente, ossia il 1913/14, fu battuta seccamente dal Casale per 7 a 1 nella gara d’andata in Piemonte e 2 a 0 in quella di ritorno a Roma.
Questo confronto era quindi unanimemente considerato un puro e semplice atto dimostrativo, una formalità che rendeva di fatto la prima classificata del raggruppamento Settentrionale come l’effettiva vincitrice del titolo italiano.
Al momento dunque dell’entrata in Guerra dell’Italia il Genoa era in testa al girone finale Settentrionale con due punti di vantaggio su Torino e Inter e quattro sul Milan, e si apprestava a giocare l’ultima giornata a Marassi proprio contro i granata.
Ai rossoblù, che avevano disputato in quel campionato già dieci gare in casa ottenendo altrettante vittorie, sarebbe bastato un solo pareggio per laurearsi campioni del torneo Settentrionale e quindi anche virtualmente campioni d’Italia, mentre al Torino serviva necessariamente una vittoria per agganciare lo stesso Genoa e costringerlo ad un ulteriore spareggio, che avrebbe anche potuto essere addirittura a tre squadre se l’Inter avesse contemporaneamente battuto nel derby il Milan.
Ma proprio poco prima di quella giornata in programma il 23 Maggio 1915, la F.I.G.C., vista la mobilitazione in atto con conseguenti difficoltà a muoversi sul territorio nazionale, decise di sospendere il campionato, tra le vibranti rimostranze del Genoa che, si badi bene, fu l’unica squadra a protestare per una decisione ritenuta troppo affrettata e che comunque toglieva ai rossoblù un probabilissimo e meritatissimo titolo nazionale.
Nel frattempo la Lazio, grazie anche al forfait del Lucca proprio all’ultima partita, aveva vinto il torneo Centrale guadagnandosi il diritto a disputare la finale contro la vincente di quello Meridionale, che avrebbe dovuto scaturire dalle uniche due iscritte: l’Internazionale Napoli ed il Naples.
Il confronto tra le due squadre napoletane si era già disputato il 18 ed il 25 Aprile, e l’Internazionale Napoli, vincendo l’incontro di andata per 4 a 1 e pareggiando quello di ritorno per 1 a 1, si sarebbe quindi guadagnata il diritto a disputare la finale contro la Lazio se la F.I.G.C. non avesse clamorosamente annullato le partite a causa dell’irregolare tesseramento di due suoi giocatori, Pellizzone e Steiger.
E proprio qui arriviamo al nodo cruciale di tutta la vicenda.
L’asse portante delle motivazioni argomentate dalla petizione laziale si fonda essenzialmente nel considerare escluse dal campionato l’Internazionale Napoli e il Naples per effetto di un annullamento ritenuto definitivo di quelle finali, che così non si sarebbero più disputate.
Infatti secondo il dossier biancoazzurro, mancando così la vincente del torneo Meridionale, la Lazio era da considerarsi automaticamente campione Centro-Meridionale e quindi direttamente ammessa alla finalissima nazionale contro la vincente del torneo Settentrionale.
Le ricerche della Fondazione Genoa dimostrano invece che i fatti andarono diversamente.
Quelle finali giocate in Aprile furono sì annullate, ma una comunicazione de “ Il Calcio “ ed un articolo de “ Il Mattino “ dimostrano inequivocabilmente che furono ripetute il 16 ed il 23 Maggio.
Ciò fu possibile per il fatto che si trattava di due squadre della stessa città, e quindi non toccate dal provvedimento di sospensione per effetto della mobilitazione di Guerra in cui era ormai il nostro Paese.
Fu così che l’Internazionale Napoli vinse per 3 a 0 la partita di andata ma perse 4 a 1 quella di ritorno sul campo del Naples, che così rimise in gioco la qualificazione alla finale Centro-Meridionale.
Di conseguenza la Lazio, dal punto di vista formale, non poteva assolutamente fregiarsi del titolo di campione Centro-Meridionale, né considerarsi in una posizione migliore di quella del Genoa, e semmai peggiore, e quindi anche Internazionale Napoli e Naples ( direttamente o indirettamente antesignane del Napoli ) avrebbero in teoria avuto le stesse possibilità di diventare campioni d’Italia.
Ma a questo punto ai più forse sfugge il vero criterio in base al quale la F.I.G.C. assegnò il titolo al Genoa.
Già infatti il 9 Maggio 1919 un articolo de “ La Stampa “ annunciava una deliberazione del Consiglio Federale in cui il Genoa veniva classificato primo nelle gare di campionato del 1915.
Lo stesso articolo riportava anche il reclamo di Torino e Internazionale Milano contro questa deliberazione, che fu puntualmente preso in esame, analizzato e valutato dal Consiglio per due anni, il quale poi lo rigettò nel 1921 dichiarando definitivamente il Genoa campione d’Italia 1914/15.
La F.I.G.C. prese quindi atto che i rossoblù avevano mostrato l’andamento più regolare in quel torneo, totalizzando tre vittorie nel girone finale contro una sola di Inter e Torino ( che, occorre dirlo, nella sua unica vittoria batté proprio il Genoa per 6 a 1 nella partita di andata ), e considerò poi anche il noto divario tecnico tra le squadre del Nord e del Centro-Sud facendo così una valutazione sul puro piano sportivo e non formale.
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 venerdì 16 giugno 2017, 15:24

Genoa, 54 anni fa una vittoria storica
16.06.2017 15:04 di Franco Avanzini per genoanews1893.it articolo letto 33 volte

Il Genoa e la storia. Una storia lunga e colma di soddisfazioni, soprattutto in un preciso periodo di tempo. Era il 16 giugno 1963 e quel giorno i rossoblu vinsero la loro unica Coppa dell'Amicizia Italo-Francese. Era un torneo organizzato dalla UEFA, quindi ufficiale tra squadre italiane e francesi cui poi furono aggiunte anche quelle svizzere.

Quella manifestazione vedeva alla partenza otto squadre: RC Parigi, Spal, Rennes, Olimpique Lione, Catania, Lens, Milan e appunto il Genoa. La prima sfida per il Grifone fu quella contro il Rennes, incontro valido per i quarti di finale, con gare di andata e ritorno.

Fu un successo su tutta la linea, il Grifone si impose 2 a 1 in Francia e al Ferraris vinse nettamente per 3 a 0. La semifinale era conquistata. Intanto questi gli altri risultati: Rc Parigi-Spal 1-3 e 2-1; O.Lione-Catania 1-0 e 2-0; Lens-Milan 1-3 e 0-2.

Il turno seguente si gioca in gara unica. Il Milan supera 4 a 2 il Lione volando in finale mentre il Genoa non va oltre lo 0 a 0 contro la Spal e, almeno questa volta, la dea bendata gli da una mano grazie ad un sorteggio positivo.

Ed eccoci alla conclusione della manifestazione. La gara è Genoa-Milan. Non una partita semplice, tutt'altro. I rossoneri all'epoca sono certamente una formazione d'élite del nostro calcio. La gara conclusiva, tra l'altro, si gioca proprio in Lombardia.

Rossoneri che arrivavano dalla vittoria, appena ottenuta in Coppa dei Campioni quando superò il Benfica in finale diventando la prima squadra italiana a fregiarsi del titolo di campione d'europa per club. E la sfida si mise subito male per i genoani che andarono sotto nel punteggio a causa di un gol realizzato da José Altafini.

Ma, nel secondo tempo, ecco un giocatore salire sul proscenio di San Siro. Il suo nome era Gigi Meroni. Due gli assist del fantasista genoano sempre per Dal Monte, 2 a 1 finale e conquista del titolo. Nulla da fare per il Milan che nel finale cercava di recuperare almeno il pareggio senza però riuscirvi.

Tra i rossoblu spiccavano i nomi, oltre di Meroni e Dal Monte, anche quelli di Da Pozzo, Baveni, Rivara, Occhetta, Pantaleoni e Bean.

Il Genoa vinceva così la Coppa dell'Amicizia Italo Francese, un trofeo che può esser ammirato all'interno del Genoa Museum and Store che si trova al Porto Antico.
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 domenica 18 giugno 2017, 22:21

Calcio: Fondazione Genoa, scudetto 1915 è solo nostro

Inviato dossier a Figc per rispondere a richiesta Lazio
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16 giugno 2017
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Calcio: Fondazione Genoa, scudetto 1915 è solo nostro
"Giù le mani dallo scudetto del 1914/1915". Dalla Fondazione Genoa è arrivata, dopo una lunga e appassionata ricerca con una ricostruzione particolareggiata e basandosi su fonti storiche accertate, una risposta netta e precisa alla richiesta della Lazio di assegnare ex aequo il titolo nazionale del 1914/1915. Al termine del lungo lavoro da parte degli storici della Fondazione, guidati da Stefano Massa, è stato infatti inviato alla Figc un dossier, comprensivo di documenti dell'epoca, che di fatto corregge il precedente dossier presentato dagli storici biancoazzurri che avevano di fatto richiesto l'assegnazione
a pari merito del campionato che fu sospeso a fine maggio per l'entrata dell'Italia in guerra.
Nel documento presentato dagli storici del Grifone si dimostra in particolare che le sfide del girone meridionale fra le formazioni di Napoli furono disputate smentendo di fatto, con prove documentate, quanto affermato dagli storici laziali che si erano fregiati del titolo per effetto di un annullamento di quelle sfide che si è scoperto in realtà non essere mai avvenuto.
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 venerdì 23 giugno 2017, 18:07

88 anni fa il Genoa fu la prima italiana in una coppa europea

Era la Coppa dell’Europa Centrale, il Grifone rappresentava l’Italia insieme alla Juventus. Era il 1929, e con il Rapid Vienna non ci fu storia
di Matteo Albanese, 23/06/2017, 12:44
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Fonte: sito ufficiale Genoa CFC

Sono passati esattamente 8 anni da un singolare record che il Genoa può vantare. Era il 1929, e nella Coppa dell’Europa Centrale di quell’anno anche il Grifone partecipava (insieme alla Juventus): si tratta delle prime due squadre italiane, una delle quali la prima in assoluto a sviluppare il calcio in Italia. Per poter partecipare alla terza edizione dell’allora Coppa Mitropa, però il Genova 1893 dovette passare attraverso gli spareggi (la denominazione è quella voluta dal periodo fascista). Nell’andata dei playoff contro il Milan, il 30 maggio a San Siro, finì 2-2. Al ritorno, al Ferraris, finì 1-1 e il pareggio allora contemplava che a decidere per il passaggio del turno sarebbe stato un sorteggio. La fortuna aiutò i rossoblù, che il 13 giugno finirono in 9 per l’infortunio a Catto e l’espulsione di Gilardoni dovendo difendere eroicamente.

Ecco dunque la qualificazione ai quarti di finale, dove però il conto con la sorte fu pagato a caro prezzo perché la successiva avversaria del club sarebbe stata il Rapid Vienna, campione d’Austria e tra le più forti compagini d’Europa: allenati dall’ex rossoblù Bauer (negli anni ’10 lavorò al Grifone), il 23 giugno 1929 non ci fu storia. La trasferta viennese del Genoa si concluse con una batosta per 5-1: segnò Weselik per i padroni di casa, rispose Chiecchi III al minuto 12, poi si scatenò la furia del Rapid con Wesely (30′, su rigore), Kirbes (39′), ancora Wesely (72′) e infine Weselik (82′). A nulla servirà il pareggio del ritorno, per 0-0. Noi di PianetaGenoa1893 ve ne avevamo già parlato qui, in questo pezzo del 2009.

Matteo Albanese
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 sabato 24 giugno 2017, 7:33

Genoa, era il 1929 e....
23.06.2017 12:21 di Franco Avanzini

La storia del Genoa è ultracentennale e chiaramente ogni giorno è una data speciale, di quelle in cui, in un anno o in un altro, qualcosa di positivo ai rossoblu è capitato. Tra i tanti record e primati c'è pure quello della prima squadra che ha disputato una partita in Europa.

Era il 23 giugno 1929 e la squadra rossoblu fu ammessa a disputare la fase finale della Coppa dell'Europa Centrale, in pratica una specie di Mitropa Cup. In quella stagione le formazioni italiane sostituirono quelle del Regno di Jugoslavia. Il Genoa arrivò ai quarti di finale grazie al sorteggio. Contro il Milan infatti le gare (andata e ritorno) si chiusero entrambe in parità, 2 a 2 e 1 a 1 e, a quell'epoca, per determinare la vincitrice di uno scontro diretto, si utilizzava la monetina senza far valere i gol in trasferta. E il Grifone vinse.

Con Il Genoa si qualificò anche la Juventus che aveva invece superato nel turno di qualificazione l'Inter (allora Ambrosiana) per 1 a 0 (non si disputò invece il ritorno).

In Europa i rossoblu dovettero vedersela con gli austriaci del Rapid Vienna che superarono il turno battendo 5 a 1 i liguri e pareggiarono 0 a 0 al Ferraris.Per la cronaca anche la Juventus non superò il turno, venendo sconfitta dallo Slavia Praga.

Avincere quella manifestazione però furono gli ungheresi dell'Ujpest Dosza.
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi skyid_1564697 lunedì 26 giugno 2017, 13:45

Accadde oggi: nel 1938 il Genoa batte in Coppa Europa lo Sparta Praga


Correva l’anno 1938. Il 26 giugno il Genoa (allora targato Genova 1893) batte al Ferraris lo Sparta Praga per 4 a 2 nella partita d’andata del girone eliminatorio della Coppa Europa. I rossoblù (che per la prima volta hanno cucito lo stemma araldico con il Grifone che ha sostituito lo scudo tricolore della Coppa Italia), davanti a 18mila tifosi, vanno subito in gol grazie a una prodezza di Bertoni (al suo esordio assoluto con il Genova). Poi susseguono le reti di Cattaneo, Scarabello e Perazzolo.
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 mercoledì 19 luglio 2017, 7:04

Genoa, replica del gruppo degli storici della Fondazione sullo Scudetto 1914/15
18.07.2017 16:58 di Franco Avanzini

Un altro dossier ma anche un'altra risposta. Prosegue il batti e ribatti tra la Fondazione Genoa e la Lazio per quanto riguarda lo Scudetto 1914/15 e sul dossier presentato dall'Avvocato Gian Luca Mignogna presso la F.I.G.C. Questo il testo integrale:

La Fondazione Genoa 1893 ribadisce in risposta all’ ennesimo dossier presentato dall’ Avv. Gian Luca Mignogna presso la F.I.G.C. che:

– il Campionato 1914/1915 era strutturato su due Campionati, i cui vincitori si sarebbero dovuti incontrare in doppia finale nazionale ed essi erano quelli Settentrionale e Centro-Meridionale;

– il Genoa è stato riconosciuto dalla F.I.G.C. prima nel 1919 e poi – definitivamente – nel 1921 vincitore del Campionato dell’Italia Settentrionale, in quanto si trovava in testa alla classifica di quello al momento dell’entrata dell’Italia nel conflitto mondiale e, non essendo nota la squadra sfidante nella doppia finale nazionale, campione d’Italia 1914-15;

– la Lazio è effettivamente l’unica squadra ad aver vinto in quel Campionato sul campo una fase territoriale che coinvolgesse squadre di più di una regione (giacché in quella iniziale riservata alle sole squadre della sua regione si era classificata alle spalle del Roman), cioè il Campionato dell’Italia Centrale (riservato alle due migliori squadre toscane e laziali), ma esso era di fatto il Girone A di Semifinale del Campionato dell’Italia Centro- Meridionale, laddove il Girone B era rappresentato dal Campionato dell’Italia Meridionale, detto anche Campionato Campano per la partecipazione di solamente due squadre napoletane e la gestione in prima istanza (sotto la superiore autorità della Commissione Tecnica della F.I.G.C., che pesantemente fece sentire la sua voce nella primavera del 1915) del Comitato Regionale Campano;

– i documenti emerografici presentati dalla Fondazione Genoa 1893 alla F.I.G.C. e, in particolare, l’articolo di Il Mattino (ed anche di Il Corriere di Napoli, consultabile in microfilm presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma) di sabato 15-domenica 16 maggio 1915 chiariscono senza lasciare alcun dubbio che avvenne la regolare ripresa del Campionato dell’Italia Meridionale e «mettono in fuorigioco» quanto arbitrariamente postulato (“l’annullamento da parte della F.I.G.C. della prefinale – sic!: finale – dell’Italia Meridionale Internazionale Napoli-Naples per irregolarità di tesseramento di due calciatori, con conseguente ed automatica conquista da parte della Lazio sia del titolo di squadra campione dell’Italia Centro-Meridionale che del diritto a disputare la finalissima nazionale contro la squadra campione dell’Italia Settentrionale”) e richiesto (“legittimare ufficialmente la Lazio quale squadra campione del Centro-Sud ed unico club qualificatosi con certezza alla [doppia] finalissima nazionale”) nella petizione dei tifosi laziali promossa dall’avv. Gian Luigi Mignogna, la quale finisce per non avere più alcun senso.

Va rilevato, altresì, che non esiste alcun documento che attesti la squalifica delle due formazioni partenopee, decisione che non sarebbe potuta in alcun modo essere stata presa, visto che Filippo Pellizzone e Johann Steiger – come affermato a pag. 103 di “Lo Scudetto Spezzato. Storia di un Campionato mai terminato” di Emiliano Foglia e Gian Luca Mignogna - militavano entrambi nell’Internazionale Napoli, società della quale, invece, l’evidentemente non consultato dai reclamanti Bollettino Ufficiale della Federazione Italiana Giuoco del Calcio Il Calcio (pubblicato on-line dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) di venerdì 30 aprile 1915 attesta a pag. 2 la buona fede, che sta alla base della non esclusione dal Campionato Italiano della compagine che aveva acquisito sul campo ad aprile il diritto – toltogli dalla mancata omologazione dei risultati delle partite – di disputare le finali dell’Italia Centro-Meridionale];

– la decisione di non far disputare l’incontro Genoa-Torino di domenica 23 maggio 1915 per la mobilitazione bellica, come chiarito dal presidente della Commissione Tecnica della F.I.G.C., avv. Antonio Scamoni a La Gazzetta dello Sport (che pubblicò un trafiletto lunedì 31 maggio 1915), ebbe come conseguenza la medesima decisione per Milan-Internazionale – come ribadito a pag. 113 di “Lo Scudetto Spezzato. Storia di un Campionato mai terminato” di Emiliano Foglia e Gian Luca Mignogna -; quindi, dove le squadre di un raggruppamento erano, come nel caso di quello dell'Italia Meridionale, due e della stessa città la questione non si poneva; in ogni caso, anche se non fosse stata valida la partita Naples-Internazionale Napoli 4-1, il problema delle due formazioni partenopee sarebbe stato solo a livello cronologico e non giuridico-sportivo, in quanto regolarmente partecipanti al Campionato 1914/1915 fino a quando fu possibile giocare;

– il Bollettino Ufficiale della Federazione Italiana Giuoco del Calcio Il Calcio (consultabile, come già detto, on-line sul Sito della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) di giovedì 15 aprile 1915 afferma a pag. 2 “GIRONE [TOSCANO-]LAZIALE: La P. F. [Presidenza Federale] ratifica il Calendario delle gare semifinali e finali di campionato stabilito dalla C. T. [Commissione Tecnica], confermandosi, però, a retta interpretazione del Regolamento di campionato che per il titolo di squadra campione dovranno incontrarsi la vincente dell’Italia Centrale e [quella] dell’Italia Meridionale.”. Quindi, visto che non è stato disputato per una questione di tempistica sul campo nessuno dei due incontri della Finale dell’Italia Centro-Meridionale, non può essere accampato alcun diritto di accesso alle finali nazionali del Campionato 1914/1915 da parte della Lazio, che, quando effettivamente le disputò (in cinque occasioni, nelle quali venne sempre sconfitta, tra il 1913 e il 1923), a fronte di ventuno reti subite fu capace di segnarne solamente due, una al Casale, quando stava perdendo 0-5, ed una al Genoa, quando il risultato stava arridendo alla compagine rossoblù per 4-0.
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 giovedì 20 luglio 2017, 17:45

Campionato 1924/25: non sarà mai uno scudetto di cartone
La quinta finale giocata coi palloni fasulli di Felsner
20.07.2017 12:05 di Redazione Genoa News 1893 per genoanews1893.it articolo letto 475 volte

Far scivolare nelle mani del custode del campo 20 lire e ottenere di giocare la quinta finale di Lega Nord 1924/25 coi propri tre palloni portati appositamente da Bologna.
E per essere certo che ciò veramente accada, ritirare quelli con cui si sarebbe dovuto disputare la partita, e assicurarsi che alla propria squadra siano riservati gli spogliatoi più grandi e comodi di un piccolo stadio di periferia, fino a quel momento teatro soltanto di gare delle categorie inferiori e che invece, in una mattina di tremenda canicola agostana, si trovava improvvisamente al centro delle cronache sportive di tutta Italia.
Sembra un fotogramma di uno dei più avvincenti thriller cinematografici, ma invece è una scena vera, realmente accaduta novantadue anni fa, che si aggiunge a tutte quelle, innumerevoli, che fecero del campionato di Lega Nord 1924/25 la più grande ingiustizia della storia del calcio italiano.
Quello che, tanto per intenderci, non sarà mai uno “ scudetto di cartone “ nel caso in cui il Genoa ne chiedesse il sacrosanto riconoscimento, anche fosse ex-aequo col Bologna, in nome della valorizzazione del proprio brand e della propria storia. E di giustizia nei confronti di quei ragazzi di mister Garbutt che diedero l’anima per i colori rossoblù e che materializzarono la leggenda del Grifone fino ai nostri giorni.
A far quindi scivolare le 20 lire nelle mani del custode del campo della “ Forza e Coraggio “ di Milano Vigentino fu l’allenatore felsineo Hermann Felsner, accompagnato dal dirigente Ettore Sabattini il giorno prima della partita, ossia l’8 Agosto, per un sopralluogo preliminare del campo.
A raccontare il fatto fu lo stesso Sabattini sul fascicolo de “ La Gazzetta dello Sport “ in occasione del 70° anniversario della fondazione del club emiliano “ Il Bologna ha 70 anni, viaggio tra le grandi del calcio: come siamo diventati i più forti “.
Un episodio raccontato quindi molto tempo fa ma passato quasi completamente inosservato nelle misteriose vicende di quelle cinque finali, e che invece ai giorni nostri acquista un notevole significato nell’ambito di una paziente e lunga ricerca d’archivio, che dimostra come in quelle partite fu impedito al Genoa di conquistare il decimo alloro della sua grande e mirabolante storia.
Un aneddoto che fa capire come anche la Federazione Italiana Gioco Calcio, nell’imminenza di essere travolta da Leandro Arpinati e dal regime fascista, fu pesantemente influenzata nelle sue decisioni e di fatto addirittura costretta ad annullare deliberazioni e gravi sanzioni disciplinari contro un Bologna ormai chiaramente spalleggiato dal potere politico di quel tempo.
I fatti di quelle cinque, celeberrime finali del resto sono ormai noti a tutti, e soprattutto i genoani sanno come quel furto incise profondamente nella storia della loro squadra del cuore.
Dalla cinica e fantastica vittoria del Genoa il 24 Maggio 1925 allo stadio Sterlino per 2-1, per mano dell’ex bolognese Alberti ed uno dei bomber rossoblù ognitempo Edoardo Catto, all’inopinata, inaspettata e quanto mai sfortunata sconfitta interna della settimana successiva a Marassi maturata col medesimo punteggio, che con l’ausilio di una fatale incertezza del grande e mitico Giovanni De Prà a sette minuti dalla fine costringe De Vecchi e compagni alla terza finale del 7 Giugno a Milano sul campo di Viale Lombardia.
Il sole a strapiombo, la folla traboccante, gli squadristi bolognesi che rompono le recinzioni e, insieme agli altri tifosi, si riversano sul campo, l’avv. Mauro, il migliore arbitro del momento, che già prima di iniziare il match minaccia di sospenderlo dopo quindici minuti di gioco qualora non arrivino duecento agenti per la sicurezza, ma che poi invece lo manda avanti perché il Grifone schianta il Bologna e chiude il primo tempo in vantaggio di due reti ad opera ancora di Catto e Alberti, sono tutte immagini della storia arrivate fino a noi a testimoniare la drammaticità sportiva in cui si giocano quelle partite.

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E l’apice del dramma lo si ha proprio al 16° del secondo tempo di quella terza finale.
Il Genoa ha appena sfiorato la terza rete con Neri e Catto, quando Muzzioli in contropiede sulla sinistra salta Bellini e spara una fucilata che finisce appena a lato lambendo il palo difeso da De Prà.
Ma uno spettatore assiepato sulla linea di fondo ricaccia il pallone dentro alla porta facendolo passare attraverso un evidente strappo nella parte inferiore rete.
Ed ecco allora altre terribili immagini. L’avv. Mauro fischia il corner per il Bologna, gli squadristi ed i tifosi emiliani invadono il campo e assediano l’arbitro. Lo spintonano, lo minacciano e lo strapazzano perché vogliono convalidato il gol. Mauro allora afferra il pallone, sospende il match e si incammina verso gli spogliatoi. Arrivato a centrocampo viene aggredito da un tifoso che tenta di sferrargli un pugno, allora lui si spaventa, torna indietro, viene avvicinato da Leandro Arpinati, federale di Bologna e dirigente della F.I.G.C., che lo “ prega “ di portare a termine il match. Lui allora da quel momento lo conduce “ pro-forma “ con tanto di comunicazione data a capitan De Vecchi, il quale poi, proprio per questa assicurazione dell’arbitro, si rifiuta di far scendere i compagni in campo per i tempi supplementari dopo il pareggio del Bologna avvenuto anch’esso con un’evidente azione irregolare.
Mauro però ha ormai paura. Pressato dalle minacce subite e dagli “ inviti “ di Arpinati, compila il referto sorvolando sull’episodio del gol fantasma di Muzzioli, mettendo però in grosso risalto l’ambiente problematico del match, che invece fino al 16° del secondo tempo si è svolto in modo assolutamente regolare.
Quindi il Consiglio Federale, compiendo una grossa ingiustizia, accoglie il referto di Mauro e dispone la ripetizione della partita il 5 Luglio a Torino, che termina con un ulteriore risultato di parità per 1-1 con gravi incidenti alla stazione di Porta Nuova, dove gli squadristi presenti sul treno dei tifosi bolognesi sparano contro i sostenitori genoani ferendo due persone.
A questo punto la situazione precipita. Tutta l’Italia è indignata per questi fatti di cronaca nera e la Federcalcio, essendosi ormai accorta di come quelle finali siano inquinate dai poteri politici, delibera contro il Bologna esigendo la cattura di colpevoli necessariamente registrati dalla società che ha organizzato il treno speciale. E lo fa fissando un termine, il 31 Luglio, superato il quale i felsinei saranno squalificati in base all’art. 22 da ogni competizione sportiva, con conseguente assegnazione del titolo al Genoa.
Da Bologna scoppia la rivolta. Il 20 Luglio i tifosi bolognesi, con l’appoggio delle autorità fasciste locali, inveiscono contro la Federcalcio auspicandone il rovesciamento dei vertici, mentre il Bologna emana un comunicato dove esprime solidarietà al Direttorio del club dandogli anzi pieno mandato nella vertenza in corso. Ormai è muro contro muro a pochi giorni dalla scadenza dell’ultimatum federale e nessuno sa se a questo punto la quinta finale sarà mai disputata.
Sembra tutto compromesso per gli emiliani quando interviene il prefetto di Bologna Arturo *, che con un espresso chiede di fatto al Ministero dell’Interno di far annullare la delibera federale, avvertendo che se il Bologna fosse estromesso dalle competizioni sportive ci sarebbero gravi ripercussioni sull’ordine pubblico.

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La F.I.G.C. è ora accerchiata. Da una parte Arpinati, con i suoi collaboratori in procinto di rovesciarne i vertici, e dall’altra le istituzioni, in pressing perché siano annullate al Bologna tutte le sanzioni disciplinari.
E’ il 26 Luglio e a Parma c’è in programma l’assemblea di Lega. Enrico Sabattini è grande amico dell’Ing. Malvano, vicepresidente della Juventus ed in procinto di assumere anche la vicepresidenza nei nuovi quadri della Lega, il cui vecchio Consiglio si presenta dimissionario a causa dei fatti della terza finale del 7 Giugno a Milano.
Inutile dire che la Juventus ha ancora il dente avvelenato nei confronti del Genoa per la nota vicenda del giocatore Rosetta, che impedì due anni prima ai bianconeri di contendere lo scudetto proprio ai rossoblù. Malvano avvicina Sabattini e lo informa sulla sua intenzione di chiedere all’assemblea, in nome dell’amore verso il calcio italiano, di far disputare la finale, cancellando con un colpo di spugna, come se nulla fosse successo, tutte le delibere federali precedentemente emanate.
E così avviene. Malvano arringa appassionatamente l’assemblea, la trascina con tono accorato e coinvolgente fino a quando per acclamazione ottiene di chiedere alla F.I.G.C. di mettere immediatamente in calendario la partita, cancellando così ogni sanzione a carico del Bologna.
Il Consiglio Federale, assediato da tutte le parti, non può far altro che accogliere la richiesta e mettere subito in programma la quinta finale per il 9 Agosto.
Il Genoa, essendo la stagione ormai terminata, ha appena e legittimamente mandato in vacanza i suoi giocatori, mentre il Bologna, evidentemente sapendo che in qualche modo si sarebbe giocata la partita a breve termine, ha continuato gli allenamenti presentandosi così alla finale nettamente più in forma degli uomini di Garbutt.
Le autorità dispongono di far giocare la partita a porte chiuse al pubblico ma depistano anche eventuali incursioni dei tifosi annunciando la partita a Torino quando invece, in tutta segretezza, si disputa a Milano Vigentino alle 7 del mattino.
Tutte le cronache dell’epoca testimoniano come il Genoa cede improvvisamente di schianto, fisicamente e moralmente, questa volta battuto da vicende che poco avevano a che fare con lo sport.
Il Bologna vince quindi due a zero, nonostante Cesare Alberti al 3° del primo tempo fallisca la più clamorosa delle occasioni da gol per portare il Genoa in vantaggio, mettendo incredibilmente tra le gambe del portiere avversario un pallone che, sotto porta, chiedeva soltanto di essere appoggiato in rete.
Già, i palloni di Felsner della quinta finale.
Forse molti sanno che ancor oggi è possibile reperire attraverso il web un video girato moltissimi anni fa su un confronto avvenuto tra il leggendario Giovanni De Prà ed Ettore Sabattini, ormai in età avanzata, proprio sulle vicende delle cinque finali tra Genoa e Bologna. Tra le tante ed ovvie diatribe senza possibilità di soluzione, ecco improvvisamente De Prà affermare che Genovesi, grande mediano di quel Bologna e della Nazionale, gli aveva un giorno confessato che la quinta finale del 9 Agosto si era giocata coi palloni portati da Felsner, e lo stesso De Prà sosteneva con forza che fossero notevolmente più leggeri di quelli usuali.
Del resto, come detto, fu proprio Sabattini a confermare tutto ciò qualche anno dopo a “ La Gazzetta dello Sport “.
Alla “ rosea “ Sabattini racconta di essere andato il giorno prima del match insieme a Felsner per condurre un sopralluogo sul campo della “ Forza e Coraggio “ che il Genoa non ha assolutamente la possibilità di fare. L’allenatore porta con sé tre palloni ed una volta arrivato sul campo, tasta il terreno e misura l’altezza dell’erba per decidere l’altezza dei bulloni che farà applicare alle scarpe dei suoi giocatori.
A questo punto Sabattini dichiara che “ visitiamo gli spogliatoi, facciamo la conoscenza del custode, in tasca del quale facciamo scivolare 20 lire. Così otteniamo che il più spazioso spogliatoio sia a noi riservato e soprattutto che la partita venga giocata con i nostri palloni. Il custode non ha difficoltà ad accogliere le nostre richieste ed in garanzia ci dà i tre palloni che egli aveva già approntato. Felsner provvede di persona a gonfiare i palloni che serviranno per la partita. In verità – continua Sabattini nel suo racconto – io non trovo una sensibile differenza a nostro vantaggio dallo scambio di palloni, ma Felsner invece ci tiene moltissimo. Quando risaliamo in carrozzella egli è ilare e contento. Evidentemente si tratterà di una sua diavoleria per propiziare la vittoria “.
Se quei palloni fossero stati come gli altri, qual’era allora la necessità di pagare il custode per giocare con quelli la partita e ritirare gli altri in dotazione forniti dagli organi federali? Perché fu proprio Felsner a gonfiarli a suo piacimento? Perché i dirigenti bolognesi poterono fare un sopralluogo sul campo il giorno precedente al match, mentre quelli genoani furono proiettati allo stadio all’ultimo momento come pacchi postali? Perché al Bologna furono riservati i più grandi e comodi spogliatoi creando anche le condizioni psicologiche migliori nei suoi giocatori?
Sono tutte domande per le quali non esistono altre risposte se non una sola: tutte le finali di Lega Nord 1924/25 furono macchiate da gravi irregolarità anche e soprattutto esterne al calcio, che impedirono al Genoa Cricket and Football Club di conquistare il decimo scudetto della sua storia.
Pertanto la F.I.G.C. dovrebbe porre un sereno atto di giustizia, e quanto meno considerare Genoa e Bologna campioni d’Italia con la formula dell’ex-aequo.
Perché un simile riconoscimento, che valorizzerebbe enormemente il brand del Grifone attirando ulteriormente investimenti e capitali, non potrà mai essere uno “ scudetto di cartone “.

Giancarlo Rizzoglio
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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi luca100 martedì 15 agosto 2017, 8:26

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Re: La STORIA SIAMO NOI

Messaggiodi skyid_1564697 sabato 26 agosto 2017, 12:42

Correva l’anno 1991: il Genoa batte la Juve e vola in Coppa Uefa

Una data indimenticabile per i tifosi del Genoa: la squadra del cuore superò la Juventus per 2-0 domenica 26 maggio 1991 e volò in Coppa Uefa. La Gazzetta dello Sport riporta che la partita fu raccontata dal celebre radiocronista Enrico Ameri in Tutto il calcio minuto per minuto su Radio Rai: il destino gli aveva dato la possibilità di raccontare del Grifone, squadra di cui era tifoso, nell’ultima radiocronaca. Con due gol di Branco e Skuhravy i rossoblù entrarono nel paradiso della Coppa Uefa e mandarono all’inferno la Vecchia Signora.
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